L’economia che cambia . . . come gestire?

La nostra economia è in condizioni a dir poco disastrose. Guardiamo solo al ricorrente problema della mancanza di posti di lavoro, al debito pubblico in continuo aumento, allo sgomento del terzo mondo di fronte ad un debito schiacciante e alla desolazione di un quadro sociale sempre più dominato dallo stato centrale, che però spesso non riesce a dare risposte efficaci alle necessità di una società composta di individui piuttosto che di "masse" di lavoratori o pensionati o addirittura di numeri in qualche computer centrale.

La presente crisi è causata da due fattori diversi. Il primo è un mutamento strutturale del mercato del lavoro. I continui progressi tecnologici non lasciano scampo: bisogna rendersi conto che l’economia non è più in grado di garantire la piena occupazione e di conseguenza bisogna ridisegnare lo scenario dell’occupazione, con tutte le conseguenze che questo comporta per la vita sociale. L’altro fattore è la crescita esponenziale dei debiti attraverso il meccanismo inesorabile degli interessi, che comporta un trasferimento netto di risorse dai ceti economicamente deboli verso quelli forti, così come comporta un trasferimento netto di risorse dai paesi in via di sviluppo a quelli industrializzati.

E' ovvio che manca una politica economica pensata per la gente e per il sistema produttivo. Occorre ripensare le basi del nostro assetto economico.

I cambiamenti politici in atto in Italia, sono una buona occasione per riflettere sul futuro. Cominciamo nell'individuare a grandi linee i punti cardine di un programma economico-finanziario sano ed equilibrato.

Produzione

La produzione di beni è la base dell'economia. Hanno una certa importanza anche i servizi ma il peso primario è della produzione dei beni, siano essi di necessità industriale o di largo consumo.

L'imprenditoria privata, da non dimenticare specialmente quella di piccole e medie dimensioni, è il perno della produzione. Non può essere sostituita l'iniziativa privata né dallo stato né dai grandi capitali.

Ecologia

L'ecologia è una scelta obbligata per la sopravvivenza della specie umana, ma va perseguita non solamente attraverso la punizione o la soppressione di comportamenti inquinanti. Un fattore di primaria importanza è la ricerca di nuove tecnologie non inquinanti di per sé, che finora sono spesso state soppresse da interessi legati allo sfruttamento delle risorse petrolchimiche e minerarie non rinnovabili.

Rendita

Il comportamento più antieconomico in assoluto è il capitalismo di rendita. Sotto questo termine si stigmatizza non il risparmio individuale ma l'ammasso di grandi capitali non produttivi, che vengono investiti in attività produttive oppure nelle rendite fisse solo ed esclusivamente ad altissimo interesse. Questo certo non può che contribuire alle difficoltà nei quali si trova l'imprenditoria ed al gonfiaggio smisurato del debito pubblico. Pensiamo solamente che ogni anno più di un terzo delle entrate del paese vengono spese non per ripagare il debito pubblico ma per gli interessi che gravano su di esso!

Transizione

La nostra economia sia su scala nazionale che quella mondiale si trova in una fase di transizione importante, e spesso non riconosciuta dagli economisti.

Ci stiamo sviluppando, grazie al progresso tecnologico ed alla rivoluzione informatica, e spesso riusciamo a produrre di più con meno fatica. Questo comporta un cambiamento strutturale che non permetterà più in un prossimo futuro, e possibilmente già adesso, di garantire l'occupazione di tutti con conseguente dissanguamento delle casse previdenziali e dello stato.

Risposta sociale

Sarà necessaria una ben articolata risposta ai conseguenti problemi sociali se non si vuole scivolare in comportamenti intolleranti verso i ceti più deboli e soprattutto verso gli immigrati dai paesi del terzo mondo, con conseguente scivolone a destra e necessità di soluzioni autoritarie.

Sono queste le basi di partenza di un'analisi più approfondita e di una proposta di soluzioni ai vari problemi incontrati.

Imprenditoria

I maggiori problemi per un'imprenditoria efficace e produttiva sono
più o meno in questo ordine.

Sembra che lo smantellamento del sistema delle tangenti stia procedendo grazie all'impegno della magistratura, anche se ci vorrà ancora molto tempo per sradicare la cultura che vede il pubblico impiego come posto che dà accesso a favori e facili guadagni. Comunque sia, anche l'efficacia generale dell'apparato burocratico necessita di un intervento deciso e mirato.

Verranno affrontate più avanti in questa analisi possibili soluzioni inerenti l'abbassamento del costo del danaro e della pressione fiscale.

E' importante comunque che l'imprenditoria insegua il progresso tecnologico in modo dinamico ed efficace. Da qui vediamo la grande importanza dell'imprenditoria di piccole e medie dimensioni che spesso si mostra più agile nell'introdurre innovazioni che non i colossi multinazionali.

Energia ed ecologia

La maggior parte dei nostri comportamenti antiecologici avviene nel campo dell'energia. Soprattutto l’insensato spreco di risorse come i carburanti fossili ed i metalli, che sono state accumulate su questa terra nel corso di milioni di anni, avrà conseguenze disastrose se non si riesce in tempo a trovare delle alternative valide, e quelle prese in considerazione oggi non possono chiamarsi valide.

Alternative

La vera alternativa sta nel progresso tecnologico-scientifico. Però la ricerca non deve essere decretata a partire dai criteri della scienza di oggi o dei presenti poteri economico-politici. La stessa natura del rinnovamento richiede che il risultato delle ricerche sia radicalmente differente da quello che oggi conosciamo. Così ogni condizionamento di questa ricerca dai poteri economici o politici oggi esistenti non farà che perpetuare gli stessi errori che hanno già portato al collasso.

Come esempi concreti di un'alternativa veramente alternativa diamo due direzioni di ricerca, una a medio/lungo termine e l'altra di quasi immediata applicazione.

L'alternativa a lungo (e con un po' di fortuna a medio termine) è senz'altro un radicale cambiamento dei concetti della fisica. Un esempio è la fusione fredda che è stata quasi totalmente privata da finanziamenti pubblici a causa di una campagna denigratoria a mezzo della stampa, innescata a suo danno dall'establishment scientifico. Altro esempio è la conversione dell'energia dello spazio, legata al concetto dell'esistenza di un etere o "campo di fondo spaziale" ad alta densità energetica ed alla possibilità di una diretta conversione di queste energie onnipresenti in energia elettrica.

Le ricerche in questo campo finora sono andate avanti senza importanti finanziamenti e a spese di individui spesso ignorati o peggio ostacolati dalle strutture di potere. Hanno portato importanti risultati che però purtroppo non sono mai stati sviluppati fino all’applicazione industriale, soprattutto per la mancanza di interesse e di finanziamenti sia pubblici che privati.

L'alternativa immediata invece ci dà una migliore utilizzazione delle immense potenzialità dell'acqua.

L'acqua è composta di ossigeno ed idrogeno. Sono stati scoperti vari metodi (non uno solo!) di scindere le molecole dell'acqua in modo economico e di usare il risultante gas come un normale carburante.

Questa alternativa permetterebbe di mantenere in funzione l'intero parco vetture e le centrali elettriche oggi esistenti poiché con lievi modifiche sia un motore a scoppio che una centrale termica possono usare il carburante gassoso ricavato dall'acqua. Il metodo di produrre il carburante man mano che va usato consente di evitare l'eventuale pericolo che potrebbe essere il trasporto o l’immagazzinamento di una grande quantità di idrogeno sotto forma di gas. Come carburante si usa semplicemente dell'acqua normale.

Pare che una soluzione di questo tipo sia attualmente in via di sperimentazione in Cina.

Ma in tutto il mondo il sistema è già stato proposto. Gli inventori aspettano che qualcuno se ne interessi. Solo alcuni di questi inventori sono l'australiano Yull Brown, il neozelandese Archie Blue e l'americano Stanley Meyer. Esistono senz'altro anche dei sistemi "di casa nostra" caduti, per qualche strana coincidenza, nel dimenticatoio, come i 20 furgoni delle poste elvetiche, che già negli anni 50 usavano acqua come carburante.

Ci si potrebbe chiedere a questo punto perché non sia già di largo uso una soluzione di questo genere. La risposta è che purtroppo non sono sempre le soluzioni migliori ad essere adottate ma quelle più allettanti dal punto di vista economico. E succede anche che sistemi concorrenziali vengono non solo tralasciati ma attivamente soppressi.

Se non ci sarà da parte dello stato un attivo interessamento nel senso positivo per le vere alternative, si continuerà a parlare dell'oggettiva impossibilità di sostituire tecnologie inquinanti con quelle pulite entro brevi termini, continuando nel frattempo a spendere decine di miliardi per la “ricerca” delle energie alternative.

Un’altro ostacolo alla realizzazione delle tecnologie alternative è il fatto che tutti gli investimenti “devono rendere”, cioè nessuno impegna capitale in una cosa anche ecologicamente sana, se non c’è la normale rendita sui capitali investiti.

Interessi

L'ideale per l'imprenditoria (e per lo stato, considerando che la spesa più imponente dello stato ogni anno sono gli interessi sul debito pubblico) sarebbe senz'altro abbassare gli interessi sul danaro alla sola percentuale necessaria per compensare l'aumento dovuto all'inflazione, o comunque di avvicinarsi a quella percentuale.

Ci avevano provato prima, ma non hanno funzionato i provvedimenti delle grandi religioni che tentavano di proibire la pratica di prendere interessi sul danaro prestato, e che condannarono questa usanza come immorale. Non hanno funzionato perché le realtà economiche non si possono cambiare per dettati morali o religiosi.

Come si potrebbe allora arrivare all'obiettivo di "interessi zero"?

Una soluzione c'è e non è neanche tanto complicata.

Gli interessi sono una specie di ricompensa per far sì che le persone che hanno accumulato danaro non necessario al loro uso immediato, lascino questi soldi in uso ad altri. Senza interessi, queste persone potrebbero dire che non conviene dare i loro soldi in prestito, con conseguenze disastrose per l'economia. Non essendoci più abbastanza potere d'acquisto, i prodotti resterebbero invenduti e l'economia del paese cadrebbe in recessione con tutte le conseguenze che si conoscono.

Essendo gli interessi dall'altra parte quel meccanismo che permette l'accumulo e la crescita sproporzionata di ammassi di capitale improduttivo, bisognerebbe quindi individuare un meccanismo monetario che garantisca la circolazione della liquidità senza richiedere quel prezzo così oneroso e controproduttivo che sono gli interessi.

Infatti basterebbe tassare la liquidità!

Sì, è proprio così. Una tassa, anche di lieve entità (intorno al 5 % annuo), sul danaro contante e quello depositato a breve scadenza, cioè su conti correnti, non solo gioverebbe alle casse dello stato, ma farebbe sì che chi possiede danaro liquido sarebbe incentivato o a rimetterlo in circolazione dandolo in prestito o a "fissarlo" in qualche forma di risparmio a lungo termine, pur di non subire la perdita associata con la tassazione del liquido, e lo farebbe a qualsiasi tasso d'interesse. In conseguenza, dato la disponibilità di danaro per investimenti, gli interessi si abbasserebbero da soli fino ad arrivare a quella soglia dello zero ovvero della sola ricompensa dell'inflazione.

Si potrebbe dire che una tassazione di questo tipo porterebbe svantaggio al piccolo risparmiatore che oggi cerca, magari investendo il suo risparmio in BOT o simili forme di risparmio, di scappare al circolo vizioso dell'inflazione? Forse a prima vista sì, ma sicuramente non a conti fatti. L'abbassamento degli interessi in generale porterebbe vantaggi in forma di prezzi, mutui, affitti e tasse più basse, così che la perdita di qualche lira di interessi da BOT o altri risparmi non sarebbe affatto da rimpiangere. Se poi si conta che anche l'inflazione verrebbe abbassata come vedremo più avanti . . . allora sarebbe da constatare che la tassazione proposta porterebbe vantaggi a tutti: guadagna l'industria, le casse dello stato e soprattutto i cittadini che lavorano.

Potrebbe un paese solo adottare una misura simile senza creare subbuglio sui mercati internazionali?

Senz'altro gli effetti internazionali di una misura così incisiva meriterebbero studi più approfonditi, però a prima vista non ci sembrano esistere degli ostacoli insormontabili. Un sistema di questo genere è stato sperimentato con successo su scala limitata più di una volta, senza sconvolgere gli scambi con l'area esterna a quella che usava la tassazione del liquido.

Naturalmente sarebbe preferibile mettere un tale sistema in atto su scala internazionale, piuttosto che in un solo paese.

Speculazione

Una situazione di pericolo però è già prevedibile qualora si optasse per l'introduzione di una tale forma di tassazione. I grandi accumuli di danaro improduttivo cercherebbero senz'altro uno sbocco per non perdere l'introito facile che gli interessi hanno finora consentito.

E' prevedibile che cercherebbero di rifugiarsi nella speculazione edilizia, specialmente nell'acquisto speculativo di terreni. Si potrebbe creare così una situazione di scarsa disponibilità di terreni ed i capitali, avendo acquistato terreni fino ad arrivare alla posizione di monopolio, potrebbero tentare di ricavare quanto finora preso a titolo di interessi, attraverso l'affitto di questi terreni.

Prevedendo una tale situazione la si può anche prevenire.

La proposta, fatta già all’inizio di questo secolo da Silvio Gesell (fautore della tassazione del liquido), è di favorire l'acquisto dei terreni e la conseguente cessione in affitto a lungo termine degli stessi, da parte dei comuni.

Basterebbe determinare un diritto di opzione del comune sulla compravendita dei terreni situati nell'area cittadina e predisporre una tassa annuale sui terreni di proprietà privata, leggermente superiore a quanto costerebbe affittare lo stesso terreno.

Man mano che i comuni potessero acquistare i "loro" terreni, avrebbero a disposizione una fonte indipendente di reddito non da sottovalutare. Così l'autonomia impositiva dei comuni si articolerebbe sui terreni piuttosto che sulle case come si sta cercando di realizzare in questo momento.

E la determinazione di piani urbanistici così come l'imposizione di un uso della terra ecologicamente compatibile sarebbero molto agevolati. I comuni avrebbero la possibilità di affittare solamente per gli usi consentiti dal piano regolatore il patrimonio terriero comunale.

Una riforma del diritto di possesso della terra quindi dovrebbe diventare parte integrante della proposta di tassazione del liquido, per non lasciare al capitale improduttivo uno sbocco facile nella speculazione sui terreni.

Se nell’ipotesi di una tassazione di questo tipo, il capitale decidesse di spostarsi all'estero, troverebbe forse in un primo momento migliori condizioni di rendimento non imprenditoriale. Le autorità monetarie dovrebbero in questo caso gestire i livelli di liquidità con molta attenzione. Ma man mano che altri paesi seguissero questo esempio però, diverrebbe sempre più difficile trovare investimento ad alto interesse e così quel liquido si metterebbe senz'altro a disposizione dell'economia produttiva, anche senza la possibilità di esigere interessi alti come prima.

Inflazione

Per un’economia che ha adottato il sistema della tassazione del liquido, sarebbe possibile sconfiggere l'inflazione. Infatti la massa monetaria determina inflazione oppure deflazione. La massa di liquidità in circolazione deve essere in qualsiasi momento compatibile con la totalità dei beni e servizi prodotti nel paese. Una liquidità più alta porta ad un aumento dei prezzi, cioè all'inflazione. Una liquidità troppo bassa invece porta all'intasamento dell'economia interna, produzione e vendita vanno a picco e si ha la recessione.

La banca centrale ha il compito di mantenere la liquidità ai livelli giusti. Oggi questo compito è arduo dato che è il livello degli interessi a determinare il grado di liquidità. Gli interessi sono uno strumento indiretto teso ad invogliare altri a mettere a disposizione il loro danaro. Ma concorrono anche altri fattori come movimenti dei cambi valutari e la speculazione su questi movimenti che possono vanificare l’uso degli interessi come strumento di controllo della massa monetaria. Invece sarebbe molto agevolato il compito delle autorità se si potesse controllare la liquidità direttamente, attraverso l'emissione ed il ritiro di contante o credito da parte dell'istituto centrale, senza dover ricorrere allo strumento indiretto del tasso di sconto, cioè degli interessi.

L’emissione ed il ritiro di liquidità potrebbe essere governato dall’indice dei prezzi. Nel caso di una tendenza al rialzo dell’indice si restringe la liquidità e nel caso opposto l’istituto di emissione crea nuova liquidità. Il risultato sarebbe un indice del costo della vita sostanzialmente stabile. Così la proposta tassazione della liquidità contribuirebbe a sconfiggere finalmente l'inflazione ed a mantenere il valore del risparmio costante nel tempo.

Occupazione parziale

Come già accennato, grazie al progresso tecnologico, la nostra economia è in una fase di transizione dall'economia a piena occupazione ad una economia ad occupazione parziale. Dico grazie perché questa è un’occasione unica da cogliere. Se da una parte sembra grave non poter più garantire l’occupazione a tutti, dall’altra questo fatto può anche essere interpretato in chiave positiva, perché finalmente ci sarà permetterà di vivere una vita più creativa, senza la schiavitù del lavoro ripetitivo e meccanico, sostanzialmente inutile.

In un prossimo futuro, per effetto del progresso tecnologico, non sarà più possibile garantire l'occupazione di tutti. Perciò sarà necessario escogitare delle forme di solidarietà sociale, di ideare un sistema sociale che garantisca la sopravvivenza di tutti a prescindere dal fatto che siano impiegati, lavoratori o disoccupati, e di portare questo immenso potenziale umano non più impiegato nell'industria produttiva ad una funzione utile alla società. Non faccio a questo punto proposte concrete come questo sistema si dovrebbe articolare. La questione è aperta alla discussione e all'apporto di tutti.

Possiamo andare nella direzione di uno stato sociale che si cura degli affari dei "sudditi" nei minimi particolari. Possiamo anche andare nella direzione opposta: quella di una organizzazione sociale basata su unità piccole come la famiglia o la vecchia tribù. Non c’è modo di predire la direzione di sviluppo. Quello che invece è sicuro è che il cambiamento avverrà. Come si svilupperà la società in futuro, dobbiamo deciderlo noi e lo possiamo decidere adesso, prima che l'onda impellente del mondo che cambia ci imponga delle scelte magari non volute.

Conclusione

Le idee qui introdotte intendono essere un punto di partenza, un apporto alla discussione su come vogliamo la vita e soprattutto l'organizzazione economico-sociale nell'imminente terzo millennio.

Chiaramente questo scritto non pretende di essere un programma completo "pronto all'uso" ma un'indicazione in linea di massima di una direzione di sviluppo.

Le forze sociali e politiche che riprenderanno e svilupperanno queste idee saranno le forze dell'avvenire perché il cambiamento in un certo modo è già programmato da circostanze esterne e la presente proposta non fa altro che indicare una via "naturale" di sviluppo.

Mettendolo per inciso, la direzione di sviluppo proposta qui consentirebbe
Josef Hasslberger
Roma,
3 giugno 1993